le chiavi sono sotto il tappetino
herr Gottlieb
i ciaolyns
la paranza del geco
la signora coniglia
lilu*hailcappottogiallo
m.o.a.t.s.
mon amì Big Ben
moozak
the girl from the woods
tutti quelli che cadono
oggi
luglio 2008
giugno 2008
febbraio 2008
ottobre 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
novembre 2004
visitato *loading* volte
Io sono una puttana di lusso
Sto seduto sopra ad una scala coperta di mouquette
Ho un bicchiere di vino costoso, credo Krug.
L’appartamento gli sarà costato parecchio
Volevano me per la benedizione
Anche io costo parecchio.
Appena attacco Train song, a un paio di frocetti viene il cazzo duro
Lo so baby, è la vita.
Ti passerà.
Almeno a te ti passerà.
Prima di cantare chet baker faccio una carezza alla catena di Jessica
Stammi vicino
Per piacere
La padrona di casa mi guarda, compiaciuta di sè, del suo loft, delle sue foto del cazzo, del fatto di pagarmi più di quanto dovrebbe.
Canto Girl from ipanema con la voce più da angioletto perverso che posso
La giap coi tacchi alti si passa la lingua sulle labbra
Ha gli occhi nerineri
Il bianco non si vede
In compenso la casa di questi succhiacazzi è bianchissima
Guarda un po’ le coincidenze
Si sono sposati a ibiza.
Architetto e fotografa.
Il prete, ho visto le foto, sembrava Gigi rizzi, il playboy degli anni sessanta.
Non gli farei nemmeno buttare la rumenta, figurati sposarmi.
Casa bianca bianca.
Come se venire ad abitare in corso vercelli bastasse
Così ti guardi il motoperpetuotossico dai finestroni del tuo loft, servito e riverito da due filippini, contento del fatto che tu, per drogarti, devi sbatterti moooooolto meno.
Te la portano a casa, credo.
Faccio una pausa
La padrona di casa cerca di rifilarmi una broda di zucca e sedano
Patate al forno, grazie.
E non lesinare sul millesimato.
Chiacchiero un po’ con un messicano.
Gli piace la liguria
Stavo con uno di Genova, mi dice.
Vai a vedere levanto, gli dico.
Non il paese.
Quello fa schifo.
Roba da tedeschi.
Guardando il mare vai a destra
Passa per la vecchia ferrovia.
Due gallerie.
Poi c’è una caletta che è una corona di grotte.
Una spiaggia nascosta in ogni grotta.
Un’ onda che si frange, per ogni amore che ti auguro.
Riprendo la chitarra
Tango till they’re sore
Cerco di sputare la voce più rauca che mi viene.
Si fa quel che si può.
Una bionda che non avevo notato si avvicina
Canti bene
Lo so, è il mio mestiere, lasciamelo fare.
Burnin’ and loothin’, di marley, e Luciano piglia la tromba e suona un po’ con me.
Grazie, de còre.
Poi i nostri anfitrioni salgono in terrazza con tutti i convitati per liberare un volo di palloncini rossi, come se cambiare casa fosse un evento da celebrare ancora più di così.
Culto della personalità.
Chiedo al filippino di darmi ancora un po’ da bere.
Ringrazio e sorrido
Sorride anche lui, come quelli che lo sanno.
Mi rimetto a cantare, in fondo mi pagano; luciano mi fa una faccia come a dire: resisti.
Le vetrate della casa sono rivolte ad ovest e il sole tramonta di taglio dentro i miei occhi.
My funny Valantine, e con questa le signore sono servite.
La canto senza farci caso, mentre mi ripeto in testa il mantra al contrario del giorno:
Ma cosa stracazzo c’entro io con questi qua?
Ah, gia.
I soldi.
Io sono una puttana di lusso.
bevo in compagnia
mi ubriaco da solo
Qualcuno ha messo questa sera
La tua testa nella posta
Ed io che non l’avevo chiesta.
Brucerei volentieri
Se sapessi
Di non lasciare cenere
Scrivere mi fa cagare
Ultimamente
E non è che voglio stare qui a menarvela
Che vorrei morire
E gnagnagna
Mi basterebbe non esistere
Molto più semplice
E non si sporca
Per la cronaca
Scrivo bene
Perché bevo
E adesso via
Con le stronzate
Le pacche sulle spalle
i piagnistei
“aaargh ti voglio bene”
chi lo ha detto
che devi essere felice?
Lo so che è vero
Lo so che è per davvero
j
L’ho sempre saputo
Prima di saperlo
ma non è reale
stramaledettiddio
è vero
ma
non è reale
è questo il punto (.)
il tuo amore
ce l’avrò dentro fino alla fine
e anche dopo, credo,
ma
non è questo il punto
Perciò si fottano:
a – il senso del dovere
b – le magnifiche sorti e progressive
c – tutto quello che rivoglio indietro
d – il figlio che non ho avuto
io non piango
io sono figlio di un soldato
io non lo piango più
il figlio che non ho avuto
meglio i cartoni animati
quelli con le parolacce
meglio sostituire
l’amore col teatro
la gente
ha male dentro
in questo pezzo d’occidente
cut up
cut up
cut up
tagliati il petto
tagliati i polsi
tagliati la via di fuga
sei solo
il partigiano di te stesso
cut up
cut up
cut up
sei solo
sei solo
sei solo tu
solo tu
salvatevi il culo, se potete
con la mia migliore benedizione
Giovine poeta
Accorri numeroso
Mio padre diceva che le pallottole non si fermano coi denti
E che Volontè dopo tutto era solo uno che sapeva recitare
E quando mi dico che in fondo è normale in fondo alla strada c’è sempre qualcuno che grida
Grazie e addio
Grazie e addio
Arriva l’inverno, il mio cuore si fa piccolo e si prepara per la resistenza
I miei sogni sono cresciuti abbastanza per rifarsi una vita da soli
I vecchi si affollano attorno ai cantieri, “Lo vedi, Giuàn, che tirano fuori il futuro”
Grazie e addio
Grazie e addio
Mi fanno paura le vespe l’amore il freddo e le macchine nere
Ho crocifisso una rosa col nastro isolante e dopotutto non è ancora caduta
Si vede che in fondo ci si è abituata e non c’è più nessuno che grida
Grazie e addio
Grazie e addio