una canzuncella molesta e malinconica che sotto gli abbiamo messo l'hiphoppe
proudly home made by MOOZAK
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I marinai stanno tutti sotto coperta
Indovinando la fortuna alla sirena
E in mezzo al mare c’è una barca senza luci
E sopra c’è un bambino col suo pugnale
Ho visto il buio dietro la persiana chiusa
Mi ha detto vieni via con me
Ho visto il buio e non ho trovato una scusa
Buona per rimanere qui con te
E vado dove non mi verrà più a cercare
Nemmeno dio con il mio conto da pagare
Dove raccolgo le parole da non dire
Quelle che ancora parlano di te.
Ma il buio non fa prigionieri
Ti porta via lontano solo via con sé
Dal mare calmo, la sola scusa
Buona per rimanere qui con te
per una notte
una sola
il profumo degli angeli.
Fin troppo
per quello che sono diventato.
VIA
Il viaggio è stato molto lungo.
O forse mi è solo sembrato.
Ci siamo fermati all'autogrill a mangiare qualcosa.
Credo sia la toscana, non so. Ci sono molte rane che fanno rumore e sta passando l'estate.
No, forse è l'emilia, sento umido di palude nelle ossa.
non so.
Mio padre, a cena, mi lascia bere una birra.
Segno che per lui sono grande abbastanza da lasciarmi cose dietro.
Becks.
Sta scritto sulla lattina, sono grande abbastanza.
Al pomeriggio ho salutato gli amici.
Davanti al cancello, mentre il camion della ditta di traslochi partiva con la nostra vita dentro.
Ciao, ci sentiremo.
già, ci sentiremo.
Tornerò e ci rivedremo.
Già, ci rivedremo.
Gli rubo ancora un raggio di sole dagli occhi bene aperti; diventeremo grandi, ce lo leggiamo in faccia.
E come i grandi già mentiamo con distrazione.
Non ho tempo di salutare il corvo, nè la grotta, nè i fichi d'india, ne tantomeno le pietre della strada, ma andando via lancio un'occhiata alla corazzata degli ammericani, che vanno in giro con l'elmetto emmeppì e il randello alla cintura, e al mare mangiano cose strane, colorate, e poi vanno sul surf.
Davvero, da rimanerci secchi. Enormi sottilette rosso fuoco e tavole di tutti i colori in cresta d'onda.
Io, dei pranzi al mare, mi ricordo i panini dello zio, che sapevano di acqua velva perchè li faceva dopo essersi fatto la barba, i fagiolini freschi della Catena e dei polpettoni che gli ammericani ci restavano secchi con tutto il surf.
Le lucine della corazzata U.S. Yowa si accendono quando passiamo.
Pare fatto apposta, ma la fine è importante in tutte le cose.
Arriviamo ad Ancona per una strada piena di pini.
Comincia a rivedersi il mare.
La citta non è ne più bella nè più brutta di tante altre che ho visto. E' solo una città.
Stanotte dormiremo in foresteria.
All'ingresso un militare ci chiede chi siamo.
Mio padre gli dà i nostri documenti.
Li controlla.
Ci guarda.
Chiama un altro soldato.
Questo arriva, si mette sull'attenti.
Mio padre gli dice riposo.
Lui prende la valigia di mia madre e ci accompagna alle camere dove dormiremo.
Prima di andarsene fa di nuovo il saluto, con la mano alla visiera.
Non ricordo la sua faccia.
I miei entrano nella loro stanza.
Dò la buonanotte.
Mia madre mi dà un bacio.
Resto per un attimo nel corridoio, dalle cui pareti pendono quadri di soldati in uniforme storica, col moschetto in spalla, le giberne e lo sguardo fiero.
Mi chiedo perchè i soldati di questo tipo di quadri, che affollano le caserme, abbiano tutti la faccia da seminarista. Con quei musetti delicati non avrebbero di certo spaventato nessuno.
Tuttavia avrebbero fatto la loro porca figura appesi alla parete del salotto buono di qualche vedova inconsolabile.
I neon ronzano come grossi insetti in agguato sul soffitto.
Mi chiudo alle spalle la porta della mia stanza.
Dentro è vuota, a parte il letto, il comodino, lo scrittoio e l'immagine di una carica di cavalleria.
Poso lo zaino a terra.
Tolto il giaccone, mi affaccio alla finestra e sotto vedo un grosso edificio di mattoni rossi.
Mi è stato detto che è la mia scuola, il liceo Savoia, dove dovrò ricominciare di nuovo tutto da capo.
Un'altra volta da capo.
Stamattina sarebbe stato il primo giorno di scuola. Io non c'ero.
Poco male, comunque. So che non durerà molto nemmeno questo.
Chiudo la finestra e prendo dallo zaino il libro che sto leggendo.
Dune.
Il deserto .
Leggo qualche riga, poi alzo gli occhi dalla pagina.
Non mi piace leggere alla luce del neon.
Le pareti sono bianche.
Pulite.
Troppo bianche e pulite.
Spengo la luce per non vederle.
Buonanotte.
Francesco vigna, incensurato, militeassolto, patente B
Non cerco pace
sono figlio di un soldato
non voglio guerra
sono figlio di un soldato
Non ho casa dall'' 83
quando la gatta
è scappata in autostrada
ho ripreso fiato tra le tue labbra
buona fortuna
Una via d'uscita
ho trovato una cassetta
in una scatola
è di quelle per bambini
c'è scritto sopra
"le voci del bosco"
Ci avevi registrato sopra
con un microfono da due lire
(quandomidavibaci c'erano ancora le lire)
per appassionarti un poco
di quello che faccio
vendi lo spazio
e ti metti ancora
il vestito rosso
di quando il cielo
e la torre
e il sorriso
e la birra alle nove del mattino
e l'orto botanico
e gli occhi azzurri
e il tuo lussurreggiante culo
mi stavano aggrappati addosso
come una via d'uscita